La forma dentro il blocco
Si immagina la silhouette inscritta nel monolite e si stabilisce l’orientamento del blocco. La materia in eccesso diventa margine di lavoro; il disegno guida ogni sottrazione.
Due icone e uno scrittoio d’autore, reinterpretati in pietra, legno e travertino. Dal primo scribble al rendering finale.
La linea cerca il suo volume.Panton Chair Verner Panton · Vitra02 / Rendering
La curva diventa materia.Baobab Philippe Starck · Vitra01 / Concept
Una massa organica prende forma.Baobab Philippe Starck · Vitra02 / Rendering
Il legno rivela la forma.Modern Scrittoio / Porro 01 / Concept
Un segno sospeso sulla parete.Modern Scrittoio / Porro 02 / Rendering
Il travertino ridisegna la leggerezza.Disegnata da Verner Panton e prodotta da Vitra, la Panton Chair diventa il punto di partenza per una reinterpretazione scultorea. La sfida è ricavare la sua linea continua da un unico monolite: non rivestire un’icona, ma liberarne la forma dalla massa della pietra.


Si immagina la silhouette inscritta nel monolite e si stabilisce l’orientamento del blocco. La materia in eccesso diventa margine di lavoro; il disegno guida ogni sottrazione.
La linea a sbalzo deve restare fluida anche nella pietra. La massa viene alleggerita per passaggi successivi, controllando spessori, raccordi e appoggi perché la forma mantenga slancio ed equilibrio.
La venatura entra nella composizione e la finitura ne accompagna la curva. Nel rendering, luce e ombra fanno emergere la sedia come un volume scolpito, senza cancellare il disegno originale.
Disegnato da Philippe Starck e prodotto da Vitra, Baobab richiama la sezione di un tronco. La reinterpretazione in legno porta questa analogia al centro del progetto: un blocco massello viene scolpito seguendo la sezione, le fibre e gli anelli di crescita, trasformando l’icona in una scultura lignea.


La scelta del massello parte dalla sezione: gli anelli di crescita orientano il taglio e diventano parte del disegno sulla superficie superiore. Le fibre laterali accompagnano la curva del Baobab.
La forma emerge per sottrazione, con lavorazioni progressive che rispettano il verso delle fibre. Curve e spessori vengono rifiniti per mantenere continuità, solidità e il carattere riconoscibile dell’oggetto.
Una finitura satinata lascia leggibili le venature e gli anelli del tronco, senza coprire la materia. Il rendering finale mostra l’icona come scultura lignea, insieme oggetto di design e frammento naturale.
Studio di reinterpretazione in travertino dello scrittoio a parete disegnato da Piero Lissoni: un arredo leggero nell’immagine, chiamato a confrontarsi con una materia massiva.


Il segno originale è sospeso e sottile. In travertino, il piano e il pannello acquisterebbero molto peso: il progetto richiederebbe un supporto strutturale nascosto, dimensionato sulla parete reale e non affidato al solo rivestimento lapideo.
Le fughe devono restare sottili e regolari senza trasformare ogni frontale in un blocco pesante. La soluzione concettuale mantiene il travertino a vista e affida scorrimento e ferramenta a un’anima tecnica arretrata.
Sul pannello verticale e sul piano la vena cambia direzione con la luce. Selezione e taglio del blocco diventano parte del disegno: l’obiettivo è una continuità visiva, con bordi protetti e finitura levigata, non lucida.
Tre oggetti. Tre caratteri. Una stessa ricerca: portare il disegno dentro la materia.
Parliamo di un progetto